La Bbc e il turismo in miniatura, in Italia è così da tempo ma non ce ne rendevamo conto
Sì alla Dolce Vita e se per qualcuno pizza e mandolino, bottega e lambretta, rappresentano ancora stereotipi che influiscono negativamente sulla capacità di attrazione turistica del Belpaese, si sbaglia. Il trend è stato raccontato di recente dalla Bbc ed è quello del tiny tourist, quel turista in miniatura che rispetta in modo ligio almeno la sua regola numero uno, ovvero “se ti sembra una cosa da turista, non farla”. I dieci comandamenti del tiny tourist includono attività di rito e cose da mettere in valigia, come comprare un taccuino per scrivere un diario di viaggio, fotografare i cani che si incontrano per strada, visitare il minimarket locale, girovagare perdendosi nei centri storici, fino a fare il bucato in una lavanderia a gettoni e stringere conoscenze.
Laura Hall, la giornalista della Bbc si chiede se è il tiny tourism l’antidoto al turismo di massa. Prende, parte e va a Dublino per trovare risposte. Scopre che viaggiare tiny, nella capitale irlandese, significa dire no alla fabbrica della Guinnes e dedicarsi invece ad altri micro dettagli per «capire meglio il posto».
Da evitare quindi il perfetto borgo alla “disneyland”, da scoprire invece quello meno curato, addirittura con palazzi storici in rovina. Può sembrare brutale, ma questo significa scegliere vacanze prive di quella spettacolarizzazione che ci propinano le super destinazioni, e aiuta il turista a farsi l’impressione di una vacanza più profonda.
Ricapitolando, in chiave Belpaese: no alla visita al Colosseo, no alla Torre di Pisa, ma no anche alla spiaggia affollata di Riccione o al locale trendy in Costa Smeralda. Consentite invece le chiacchere con il bottegaio e avventure eclatanti, magari alla scoperta di un minimarket nell’Appenino di Casteldelci; l’unico a servire un borgo meraviglioso che copre come una sella il promontorio davanti al monte Fagiola fra paesaggi sfumati che tratteggiano i confini di almeno due regioni, l’Emilia-Romagna e la Toscana. A proposito, leggendo il sondaggio British Airways del 2025, si scopre che il 54% dei viaggiatori britannici è predisposto a visitare un supermercato come attrazione turistica durante la propria vacanza.
Il dettaglio e l’esclusività dell’esperienza sono gli ingredienti che farciscono la vacanza del tiny tourist. Piccolo, come tiny, ma non necessariamente nel piccolo. Perciò questa nuova categoria antropologica di turista può viaggiare anche nella caotica Milano, certo non per recarsi al Duomo a osannare la Madunina, ma per una capatina in un negozio di abbigliamento vintage o uno store di vinili da collezione.
Il tiny tourist con la sua appartenenza a questa determinata categoria di viaggiatori cerca alternative al turismo di massa. E le trova le alternative in quel pittoresco, in quegli stereotipi dell’Italia, tutta pizza e spaghetti? Sì, perché in Italia, senza che ci ponessimo troppo la domanda, con l’attaccamento alle tradizioni regionali, culinarie o architettoniche, l’amore del dettaglio, la ricerca della perfezione nelle piccole cose, i suoi borghi particolari di quattro case, o la Piazza delle Sette Chiese, abbiamo consentito il tiny tourism rendendolo un’esperienza di viaggio realizzata appieno già dai tempi di Goethe con il suo Viaggio in Italia.
Tempi moderni e tiny tourism. Secondo il 21esimo rapporto del Censis (2025) il 38,1% degli italiani ha sentito l’esigenza di fare almeno una volta “social detox”. Staccare dall’iperconnessione comprende il recupero dei vecchi rituali, perciò funzionano le chiacchiere con il commesso del negozio vintage invece degli acquisti su Vinted; e funziona scoprire l’enoteca di quartiere con una selezione di vini locali, piuttosto che scaricare l’app di vini meglio referenziata.
Coltivando quella appartenenza che lo identifica in un gruppo fisico o digitale, il tiny tourist rinnova dunque la propria identità scegliendo un modo di viaggiare che lo arricchisce grazie ai dettagli di quel pittoresco di valore di cui l’Italia è dotata. Il tiny tourist favorisce le interazioni umane contribuendo al benessere psicofisico di se stesso come viaggiatore e di chi quel territorio lo vive e lo serve.
Dunque, il tiny tourism riaccende l’aspetto umano e sociale del viaggio. E per gli operatori turistici ciò significa: clienti diversi, esigenze diverse. Meglio un weekend a osservare i vasi di ciclamini nei balconi di un borgo toscano, o il Vaso con tulipani di Vincent Van Gogh in un museo con code lunghissime? A voi la scelta.
Andrea G. Cammarata


