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Politiche e Fondi

Tassa di soggiorno, nel Regno Unito ci pensano e Santarcangelo fra i nuovi che vogliono applicarla

Il settore alberghiero inglese contesta il progetto di un prelievo sui pernottamenti. Gioiello fra i borghi d’Italia, Santarcangelo di Romagna ne programma invece l’introduzione dal 2027e altri in Italia lo applicheranno di nuovo

La famigerata tassa di soggiorno che riapre il confronto tra amministrazioni e imprese turistiche, se ne parla tra gli operatori con fervore, in Italia come nel Regno Unito. Il 51 per cento dei britannici, secondo un sondaggio di YouGov del 6 ottobre scorso sono contrari alla tassa di soggiorno. Il progetto di tassare i turisti è di impulso governativo e, va da sé, ha incontrato il niet dell’industria dell’ospitalità, tanto da interessare la stampa nazionale, che alla tematica ha dedicato un approfondimento. In sostanza, il governo di Anthony Burnham pensa di attribuire a determinate autorità territoriali il potere di applicare il balzello ai gentili viandanti.

In Italia la legge permette già ai comuni capoluogo, alle unioni di comuni, località turistiche o città d’arte, di applicare il prelievo. C’è dibattito e timore perché quelle che erano solo «avvisaglie di aumenti» nella legge di bilancio 2025 poi si sono puntualmente verificate. Confindustria Alberghi, Assohotel, Faita e Federalberghi, osteggiavano duramente la proroga governativa delle misure incrementali sull’imposta di soggiorno per l’anno corrente, ma l’aumento fino a 12 euro poi è stato autorizzato e applicato, per esempio, a Milano agli alberghi a cinque stelle. Anche più a sud, a Rimini, la tassa è progressiva. Praticamente un euro a stella d’hotel, fino a cinque euro totali. Dalla provincia al comune, la piccola Santarcangelo di Romagna ci sta pensando con la giunta che ha deciso di inserire l’imposta mettendola a calendario tra gli obiettivi da vistare il prossimo anno. L’amministrazione del borgo di Tonino Guerra, colloca la tassa nel percorso di «sviluppo della destinazione». Il sindaco Filippo Sacchetti pensa alla tassa di soggiorno «come una fonte di risorse per rafforzare l’attrattività cittadina», che si aggiunge alle operosità già avviate per il posizionamento della promozione del borgo sulla scena internazionale. Il sindaco di Santarcangelo crede di compensare l’aggravio sul turista abbassando il costo del parcheggio sulle strisce blu la notte e, di conseguenza, il costo del ticket giornaliero, che dovrebbe dimezzarsi da 12 a 6 euro, come se tutti i turisti in visita al borgo viaggiassero in macchina.

Insomma, due contesti turistici, quello inglese e quello romagnolo, che non parlano la stessa lingua, ma affrontano problematiche comuni. Si decide, a livello centrale o comunale, di finanziare la qualità del turismo interno per migliorare servizi, infrastrutture e gestione delle destinazioni, tassando il turista e gravando, indirettamente, sull’operatore turistico che in molti casi cerca di mantenere competitiva l’offerta ricettiva.

Tornando oltre Manica, UKHospitality teme rincari e burocrazia con l’eventuale applicazione del provvedimento. E cita uno studio di Oxford Economics secondo cui un prelievo generalizzato del 5 per cento, entro il 2030, potrebbe comportare circa 33.000 posti di lavoro in meno e una contrazione dell’attività economica di 2,24 miliardi di sterline.

Secondo gli analisti, le amministrazioni devono rendere visibili gli interventi finanziati attraverso la tassa e motivare, appunto, il contributo richiesto agli ospiti per giustificare la tassa di soggiorno stessa. Intanto diversi piccoli comuni italiani hanno introdotto il prelievo turistico. Pensiamo a Moncalvo, nel Monferrato. La Valtellina, dove quest’anno la tassa è entrata in vigore con tariffe da 1,50 a 3 euro per notte. Borgomanero, provincia di Novara. Infine, c’è Maratea, che ha deciso di estendere al prossimo anno l’imposta già esistente.

Andrea G. Cammarata

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