Un uccellino ci ha detto che… dalla tecnologia si può passare al turismo esperienziale. Come l'AI trasforma il Birdwatching in una opportunità per gli operatori
Dunque, partiamo dal perché gli uccelli occupano un posto importante in una rivista professionale di turismo esperienziale. E perché l’AI ci entra a pieno titolo. Perché queste due cose, in sinergia, danno luogo a un’esperienza di viaggio perfetta. Se non per tutti, almeno per una categoria turistica che negli States coinvolge milioni di appassionati, con una spesa legata al settore sui circa 14,5 miliardi di dollari soltanto per i viaggi. E tre americani su dieci che fanno birdwatching, secondo i dati del Governo a stelle e strisce in un sondaggio del 2022.
Dalla iconica “Blackbird” dei Beatles a San Francesco a Massimo Troisi, che con gli uccelli ci parlavano, fino a Charlie Parker che lo chiamavano Bird, perché aveva investito un pollo – poi se lo mangiò – e gli uccelli li imitava benissimo col sax nella suo standard jazz “Ornithology”; i pennuti sono parte del nostro subconscio con un valore archetipico profondo.
Il volo, dal mito di Icaro in avanti evoca libertà, coraggio, ma anche fragilità e impermanenza. L’uccello della Fenice, che quel mito lo anticipa, immortale rinasce dalle ceneri. La migrazione e il viaggio, poi, accumunano le persone e gli uccelli da sempre.
Con un binocolo il birdwatcher li cerca, nascosti fra i rami per riconoscerne il canto e il loro habitat. Gesti semplici che se collegati all’intelligenza artificiale diventano il punto di partenza di un’esperienza. La prospettiva dell’eyebirding, inteso come osservazione e identificazione degli uccelli con il supporto di strumenti digitali intelligenti, si pone insomma quale filo conduttore fra tecnologia e scoperta del territorio.
Applicazioni come Merlin Bird ID, BirdNET ed eBird permettono di identificare numerose specie attraverso fotografie o registrazioni sonore, ma anche di consultare informazioni naturalistiche e individuare aree interessanti per il birdwatching. Questi strumenti, concepiti per l’osservazione e lo studio della biodiversità nascondono, di conseguenza, una ricca sorgente per progettare nuove forme di turismo.
Il riconoscimento di una specie come esperienza più ampia
Prendiamo l’esempio di un appassionato che parte da un sentiero, ascoltando i richiami degli uccelli con lo smartphone, identifica le specie incontrate e prosegue lungo un itinerario che attraversa boschi e punti panoramici e, infine conclude la sua esperienza con una visita guidata di un borgo, una degustazione di prodotti locali o un pernottamento in una struttura del territorio.
Il supporto dell’intelligenza artificiale risiede, poi, nella possibilità di rendere queste esperienze accessibili anche a chi non possiede competenze naturalistiche, con l’operatore che potrebbe aumentare la propria visibilità sulle piattaforme di AI per trarne un vantaggio reale.
Il turista, esperto o meno, apprende grazie all’AI, ottiene informazioni rilevanti per l’ornitologia e suggerimenti digitali che possono migliorare la sua esperienza di scoperta. La tecnologia, dunque, come strumento di accompagnamento, capace di stimolare curiosità e attenzione verso l’ambiente e porsi indirettamente (o direttamente) al servizio del settore turistico.
Le potenzialità per il Belpaese sono infinite: dai cormorani delle scogliere, ai parchi fluviali del delta del Po’, le aree rurali e montane, dalle cicognaie del Montefeltro, fino al Falco pellegrino sul Pirellone. Il birdwatching assistito dall’intelligenza artificiale potrebbe contribuire alla costruzione di itinerari tematici, attività per famiglie, escursioni con guide ambientali e proposte rivolte a viaggiatori interessati al turismo lento.
Da non sottovalutare, per l’operatore, la possibilità di organizzarsi, tramite i metadata dell’app, comprendendo il ciclo delle visite in tutto l’arco dell’anno, compatibilmente con la stagionalità delle specie e con le condizioni ambientali.
L’osservazione naturalistica tramite AI affianca, insomma, l’offerta turistica tradizionale, favorendo soggiorni anche fuori stagione e creando occasioni di collaborazione tra guide, strutture ricettive, ristoratori e operatori culturali. E qui pensiamo, a titolo non assolutamente esaustivo, alle Guide Birdwatching del Delta del Po, o al Birdwatching in Lombardia.
Un futuro, in conclusione, che ci lascia intravedere servizi digitali utili per trasformare una semplice osservazione in un’esperienza organizzata e, potenzialmente, commercializzabile.
Andrea G. Cammarata


