L’inizio raccontato di questo nostro viaggio (di lavoro) che ci impegna a offrirvi un’informazione accurata e di valore proprio sull’industria dei viaggi.
Parlare dell’offerta turistica esperienziale italiana a chi quell’offerta la produce creandola, la acquista dall’estero oppure all’estero la vende. Italy Travel Experience (ITE) nasce con questo intento rivolgendosi ai principali player del settore, ovvero agli albergatori, gli agenti di viaggio, i tour operator e le dmc. Vi rendiamo protagonisti per il pubblico e le imprese, o meglio, cerchiamo le informazioni e le traduciamo in quelle notizie che vi permetteranno naturalmente di conoscervi e mettervi in comunicazione. A leggerci ci saranno anche le guide turistiche, i creatori di esperienze e gli enti di promozione. E ci incontreremo a tu per tu con quei piccoli imprenditori che il prodotto turistico esperienziale lo inventano da zero applicandolo anche a contesti difficili e magari soggetti a stagionalità. Le sfide green. Parleremo con i big dell’industria e incontreremo i protagonisti di quell’indotto che tutta la filiera turistica crea, e non sono da sottovalutare. Pubblicheremo i viaggi dei lettori analizzandoli per capire cosa manca al turista e come migliorare la sua esperienza. E scriviamo quotidianamente le pagine online di Italy Travel Experience anche in inglese, con l’obiettivo di collegare al meglio ciascuno attraverso il dominus linguistico degli scambi economici internazionali.
Per approfondire il ragionamento e per aiutarci in redazione, ci avvaliamo anche di quella stessa intelligenza artificiale che il turista moderno ritiene oramai indispensabile nei suoi viaggi. E parliamo di come la Ai entra in scivolata nell’industria turistica, con le strutture ricettive che la stanno implementando per rendere fruibili in modalità smart i servizi e, naturalmente, per venderli.
I dati Istat per l’anno 2025 parlano di ben 535 milioni di presenze nel Belpaese, un numero che, per capirci, supera del 50 per cento l’intera popolazione degli Stati Uniti. Dobbiamo snocciolare il totale dei visitatori esteri per renderci conto anche di quanto spendono: 57,1 miliardi di euro, nello stesso anno, secondo le stime dello studio del Cst (Centro Studi Firenze) per Assoturismo Confesercenti. Insomma, la spesa dei turisti stranieri in Italia nel solo 2025 è equivalsa a quasi il doppio del preventivato per la Legge di Bilancio del 2026.
Potremmo dire che il paese Italia sarebbe capace di sostenersi di solo turismo. Qualcosa di simile lo scriveva anche Michel Houellebecq nel suo romanzo La carta e il territorio quando immaginava una Francia deindustrializzata a trazione solamente turistica. Il percorso improntato in effetti sembrava lo stesso anche in Italia. E sembrava condiviso, oltre che con i cugini d’Oltralpe, anche con il resto di quell’Europa che ha generato solo nel 2025 nel totale dei 27 paesi membri ben 793 milioni di visitatori internazionali, ovvero la metà del turismo mondiale stando ai dati di UN Tourism. Ma un’inversione di tendenza impatta quel sogno di vivere unicamente di turismo, rendendola un’illusione da rimandare. Prima la pandemia, poi le guerre e ultimamente i nazionalismi, paiono farci prediligere l’industrializzazione alla turisticizzazione, la militarizzazione e la difesa all’accoglienza. Insomma, la corsa all’approvvigionamento energetico è una priorità superiore al dato degli incoming.
Ma l’Italia è sempre stata capace di provare la sua resilienza vincendo qualsiasi sfida prodotta dalle crisi del turismo interno. Per descriverne una di sfida recente, vinta, nonostante il caro carburanti che colpisce le compagnie aeree, a luglio 2026, in pieno caos del prezzo del barile, gli arrivi stranieri in Italia sono aumentati del 5,1% rispetto a luglio 2025, dati del Mitur.
Va bene all’Italia perché non tutti sono nel bel mezzo del Mediterraneo con alpi e coste ad Occidente ed Oriente, isole magnifiche. Non tutti hanno un’offerta turistica così variegata e, soprattutto, così esperienziale, scritta nel proprio dna; fatta di unicità regionali, sapori, prodotti e prelibatezze, che rendono la vacanza in Italia un benessere completo a 360 gradi.
Di quel benessere, malgrado guerre, nazionalismi e senso di insicurezza, abbiamo bisogno. È un bisogno però ben più articolato. Perché viaggiare, abbiamo viaggiato tutti, anche grazie ai voli low cost che lo rendono possibile da molto tempo. Tutti hanno ormai visto Roma o Parigi, ma oggi per tornarci cerchiamo un’esperienza che ci aiuti a vivere quei posti in modo diverso. Quel modo è esperienziale. Italy Travel Experience unisce chi quell’esperienza la cerca, la costruisce, la inventa e la rende disponibile.
Raccontare il business che c’è dietro quella vacanza che non è più la classica settimana ricavata dalle ferie, ma è anche il tempo libero di una mezza giornata, il tempo dedicato a rigenerarsi, a socializzare, a curarsi nel corpo o nell’anima, nella calma zen o nell’avventura in cerca di adrenalina.
La nostra è una sfida ardua. Pensiamo alla parola “viaggio” nel suo significato originario, che, come spiegava Bruce Chatwin in “Le vie dei Canti” (1987), corrisponde a travel in inglese e che deriva a sua volta dal francese travail (lavoro). Il paradigma, dunque, è il seguente: travel, travail, ovvero lavoro, un viaggio difficile ma rigenerante a cui noi non ci sottrarremo per i nostri lettori.
Andrea G. Cammarata


