Sci sull’Appennino: 12,5 milioni di fondi pubblici agli impianti mentre la neve scarseggia. Il paradosso degli incentivi e cosa devono valutare gli operatori.
Nevicare non nevica, ma i soldi per gli impianti arrivano comunque. Le agenzie ambientali spiegano come quest’anno la riserva idrica nivale delle nostre montagne non alpine si è aggravata con un deficit del 73 per cento, dati espressi da fondazione Cima. Quanti soldi? Tra il 2025 e il 2027, dalle regioni appenniniche sono arrivati almeno 12,5 i milioni di euro, tutti destinati al sostegno e alla riqualificazione di impianti. A elargire il lauto compenso figurano Emilia-Romagna, Toscana, Molise, Calabria e Basilicata.
In Calabria sono stati elargiti ben 1,29 milioni di euro annui (2025 e 2026), ovvero oltre 2,5 milioni, come contributo alla gestione degli impianti di risalita nella località di Lorica, a favore di Ferrovie della Calabria, l’azienda di trasporto regionale. Per fare un esempio, secondo Legambiente, nella località sciistica della Lorica «nella stagione 2023-2024 è rimasto sostanzialmente operativo soltanto il tapis roulant di un campo scuola, grazie all’innevamento artificiale».
In generale, la scarsità e l’irregolarità dell’innevamento naturale condizionano già da anni l’operatività degli impianti sciistici con aperture irregolari e lunghe interruzioni durante la stagione invernale. Nonostante ciò, dal Governo sono arrivati 30 milioni del Ministero del Turismo destinati alla dorsale appenninica attraverso il cosiddetto “Decreto Appennini”.
Eppure, il rapporto Nevediversa 2025 di Legambiente parla chiaro. In Italia, gli impianti dismessi nel 2025 sono stati 265. Il report dell’anno precedente sanciva già la fine per la settimana bianca in Appennino spiegando che «Il manto nevoso non è mai stato effimero come oggi in almeno seicento anni, causa riscaldamento climatico».
Ripensare l’economia montana senza pensare al cambiamento climatico? Quanto gli investimenti pubblici sono sostenibili? E i tour operator possono assecondare questi investimenti se gli aiuti al turismo montano vanno nella direzione sbagliata? A quale turista interessa uno skilift se la neve non c’è? La neve artificiale ha senso?
Insomma, si sta investendo negli impianti di risalita mentre la neve diventa una risorsa rara, con al contempo un patrimonio turistico da rivalutare pressoché infinito e comuni montani soggetti a spopolamento, mancanza di strutture e servizi.
È questo il paradosso in cui si gettano a capofitto le Regioni dell’Appennino, incentivando un comparto turistico i cui operatori vedono ogni inverno la colonnina di mercurio salire con temperature in aumento. Le conseguenze delle stagioni sciistiche incerte sono costi di gestione che rendono le infrastrutture insolvibili.
Quanto costa mantenere lo sci sull’Appennino
Ecco le altre siringate di euro per la neve che non c’è. L’intervento più recente lo ha attivato l’Emilia-Romagna, il 10 ottobre scorso ha annunciato un investimento complessivo di 2,5 milioni di euro per il biennio 2026-2027, aumentando di oltre 1,5 milioni risorse già previste. I finanziamenti riguardano la riqualificazione e la manutenzione degli impianti di Lama Mocogno e Pievepelago, nel Modenese, Lagdei-Lago Santo e Schia-Monte Caio, nel Parmense, Febbio, nel Reggiano. Incluso anche l’Eremo di Montecopiolo, in provincia di Rimini, dove arrivano soldi per riattivare la sciovia, ma si contano a malapena due piccoli esercizi alberghieri aperti d’inverno.
In Toscana, nell’agosto 2026, la Regione ha approvato un bando per 1,1 milioni di euro di contributi straordinari, destinati a investimenti e spese correnti per gli impianti di risalita pubblici. Ma il bacino del Tevere registrava un deficit di riserva idrica nivale del 95 per cento, nel 2025, il peggior bilancio degli ultimi tredici anni.
In Molise, la Giunta ha recentemente destinato 330mila euro alla manutenzione straordinaria della seggiovia La Piana-Lavarelle di Campitello Matese, per evitare il deterioramento dell’impianto.
Malgrado le precipitazioni nevose continuino a verificarsi, i dati ambientali evidenziano come si sia ridotta sensibilmente la capacità della neve di rimanere al suolo, con le temperature elevate che possono trasformare le precipitazioni nevose in pioggia e accelerare lo scioglimento anche dopo nevicate consistenti.
La risposta, tuttavia, non si limita ad abbandonare gli impianti. L’economia del turismo deve ripensare quegli impianti rendendoli fruibili anche d’estate, preferendo una seggiovia piuttosto che uno skilift, agevolando escursionismo, cicloturismo e l’accesso pratico alle quote più elevate. E soprattutto offrendo risorse reali per rivitalizzare i comuni montani.
Andrea G. Cammarata


