Ecco quello che devono sapere gli operatori (almeno quelli che ne sono restati fuori) per valutare investimenti e coinvolgersi in un settore specifico che frutta ogni anno 135 milioni di euro a tour operator e agenzie di viaggio
Scuole riaperte con i lavori che cominciano a fremere per le organizzazioni delle gite scolastiche e delle uscite. Il turismo scolastico italiano genera 1,4 miliardi di euro l’anno, coinvolge almeno 4,5 milioni di studenti e porta con sé oltre 9 milioni di presenze. A sostenerlo è uno studio dell’Osservatorio Aidit Federturismo Confindustria, i cui dati, pubblicati a settembre, ne offrono non solo la dimensione economica totale in soldoni ma descrivono inoltre un comparto che opera trasversalmente su più fronti, passando da trasporti e strutture ricettive, fino alla ristorazione, gli operatori culturali e, naturalmente, le agenzie di viaggio.
L’indagine di Federturismo, si è basata sul monitoraggio di oltre 1.300 istituti scolastici e 6.900 docenti, stimando in circa 8mila gli occupati diretti del settore, ai quali si aggiungono oltre 40mila lavoratori nell’indotto.
La quota maggiore della spesa riguarda i trasporti, che assorbono il 35 per cento del mercato, pari a circa 490 milioni di euro. Seguono le strutture ricettive, con il 27% e 380 milioni, e la ristorazione, che rappresenta il 16%, equivalente a 225 milioni. Alle attività culturali comprendenti musei, visite guidate e laboratori didattici, sono destinati circa 170 milioni, il 12% del totale. Per quanto concerne l’intermediazione di agenzie di viaggio e tour operator la spesa vale 135 milioni, pari al 10 per cento dei complessivi 1,4 miliardi.
Da valutare c’è inoltre in che modo il turismo scolastico occupi una componente importante della destagionalizzazione. Il 72% dei viaggi, infatti, si affolla tra marzo e maggio, mentre il restante 28% copre la fascia che parte dallo storicamente magro ottobre per arrivare fino al freddissimo febbraio. Dunque, un comparto, quello del turismo scolastico, capace di sopperire alla domanda turistica, ridotta nei periodi alternativi all’alta stagione d’estate.
Magrissima la fetta delle gite all’estero, perché circa tre quarti dei flussi restano in Italia, dove le destinazioni più ambite rimangono sempre Roma, Napoli, Firenze, Venezia e i siti archeologici campani.
Quanto si spende per ciascun scolaretto? Per capirlo va valutata un’indagine di Didatour, realizzata in collaborazione con il Centro Studi de La Fabbrica, pubblicata nel mese di agosto scorso. Stando allo studio, durante il precedente anno scolastico il 99% degli istituti ha organizzato almeno un’uscita o un viaggio d’istruzione, mentre il 75% ha proposto entrambe le esperienze. Oltre il 60% delle scuole privilegia soggiorni brevi, di una o due notti, prevalentemente in alberghi a tre stelle, con un budget generalmente non superiore ai 300 euro per studente.
Seppur dotato di una quota non trascurabile e derivata dagli investimenti delle scuole private, il settore rimane sostanzialmente a trazione pubblica, e deve necessariamente confrontarsi con le procedure di affidamento previste dal Codice dei contratti pubblici. Recenti difficoltà interpretative di tale codice, avevano suscitato preoccupazioni tra scuole e operatori, spingendo Aidit a organizzare a settembre un webinar con oltre 700 partecipanti. L’evento ha chiarito le modalità di acquisto dei servizi turistici, specificando la soglia dei 140mila euro di spesa come limite entro il quale le scuole possono muoversi in totale autonomia.
Da valutare, dunque, la dimensione economica del comparto che si erge imponente su due fronti, da una parte il ruolo formativo dei viaggi d’istruzione per la scuola pubblica, e dall’altra l’aspetto economico che comprende la programmazione commerciale effettuata da agenzie, tour operator e imprese dell’ospitalità.


