Assenti ancora Claude e Gemini, ma di recente anche in Italia è possibile acquistare pubblicità su ChatGPT. Per la promozione degli alberghi e operatori turistici si apre un nuovo canale di promozione e vendita diretta
Dal Google zero al “100 per cento AI” e del modo in cui sta cambiando la modalità di farsi vedere online per gli operatori turistici, su Italy Travel Experience Magazine lo abbiamo spiegato in una lunga analisi pubblicata qui. È l’intelligenza artificiale che entra in scivolata nel mercato pubblicitario del turismo.
In sostanza, per promuovere la propria struttura non è più necessario passare dal web, ma si può farlo inserendola direttamente dentro le risposte dell’intelligenza artificiale. Fra i giganti di una tecnologia che sta sconvolgendo le vite di tutti, sono assenti Gemini e Claude, che non si sono ancora dotati di strumenti pubblicitari equiparabili. Con le novità introdotte invece nella piattaforma di Sam Altman abbastanza in sordina, già dal 31 agosto scorso gli alberghi hanno l’opzione di acquistare spazi pubblicitari. Chi usa correntemente questo modello generativo, avrà notato dei pop-up con l’invito di promuovere la propria impresa o attività professionale.
Un capitolo diverso nel manuale delle tecniche dell’advertising per gli operatori turistici che adesso scoprono l’opportunità di scegliere un ulteriore canale per la promozione delle proprie strutture ricettive. Da questo punto, alcuni potrebbero scegliere di sdoganarsi in maniera definitiva dai tradizionali investimenti sui motori di ricerca, social media e piattaforme di prenotazione online.
La sperimentazione pubblicitaria di ChatGPT era iniziata negli Stati Uniti ai primi di febbraio quest’anno, per poi raggiungere 31 mercati europei ad Estate inoltrata, Italia compresa. Stando a quanto dichiarato dalla società, già alla fine di agosto la piattaforma aveva raggiunto un fatturato “annualizzato” (ovvero una stima ipotetica) di un miliardo di dollari, vantando decine di migliaia di inserzionisti.
Ma quanto costa a un albergo pubblicizzarsi sull’AI? L’investimento minimo è di 15 euro al giorno, equivalenti a circa 450 euro per una campagna di trenta giorni. Il sistema prevede principalmente due modalità di acquisto: il costo per mille visualizzazioni e il costo per clic. Per quest’ultima formula viene suggerita dalla piattaforma stessa un’offerta massima iniziale compresa tra 3 e 5 dollari per clic, gli inserzionisti sono liberi di stabilire il proprio budget e modificare le offerte.
Abbiamo svolto una simulazione di calcolo a un costo effettivo di 4 euro per clic. In questo caso un albergo spenderebbe 400 euro per cento click verso il proprio sito. Ipotizzando che quattro di questi visitatori concludano una prenotazione, il costo pubblicitario per acquisire ciascun cliente sarebbe di 100 euro. Per i soggiorni brevi, per esempio un weekend in un piccolo bed and breakfast, sarebbe, naturalmente, un investimento poco o non solvibile affatto. A confronto, rispetto a una OTA, che generalmente applica una commissione sulle prenotazioni concluse, la pubblicità a click comporta un rischio importante, ovvero la struttura turistica che si trova a pagare i clic anche se nessuno prenota.
Come funziona la pubblicità sull’intelligenza artificiale
La differenza rispetto ai motori di ricerca tradizionali riguarda soprattutto il contesto nel quale viene presentato l’annuncio. Un turista che chiede al modello generativo dove trascorrere un weekend romantico in Sicilia, oppure quali alberghi scegliere per una settimana a Bologna, potrebbe vedere un’inserzione pertinente alla conversazione.
L’inserzionista può indicare argomenti, parole chiave e contesti di interesse, ma non può acquistare la presenza garantita in una determinata risposta. Gli annunci sono identificati come contenuti sponsorizzati e rimangono separati dalle risposte generate dall’intelligenza artificiale, come si capisce dall’immagine a corredo di questo articolo.
Va da sé che un annuncio di questo tipo non è comparabile alla promozione tradizionale che un operatore può ottenere tramite la pubblicità su una pagina di un giornale, molto più ricca di contenuti, dettagli, idee, foto e informazioni utili a raccontare l’esperienza turistica offerta.
Comunque, per avviare una campagna sull’AI, l’albergatore deve registrarsi sulla sezione advertising della piattaforma, creare un account pubblicitario, scegliere l’obiettivo, definire il mercato geografico, impostare il budget e caricare i contenuti promozionali. C’è la possibilità di monitorare visualizzazioni, clic, spesa e conversioni.
Da notare, la pubblicità viene mostrata agli utenti idonei dei piani gratuiti, mentre resta esclusa a chi è abbonato a pagamento. Non tutti gli utilizzatori, dunque, costituiscono un pubblico raggiungibile dalle inserzioni. Per esempio, sono esclusi proprio quegli utenti alto spendenti che possono pagare costosi abbonamenti per usare l’AI.
Una nuova concorrenza per i motori di ricerca?
Per il settore alberghiero è una modalità promozionale che si aggiunge a quelle esistenti e può completare la presenza su quei canali idonei a produrre visite verso il proprio sito. Nel caso dei modelli generativi di linguaggio, gli utenti vengono intercettati non soltanto quando cercano una struttura ricettiva, ma anche nelle fasi precedenti alla prenotazione, ovvero durante quelle conversazioni artificiali con cui valutano insieme all’AI le destinazioni, prezzi e servizi, oppure desideri intimi.
Considerato il nefasto ruolo, equiparabile a una coscienza virtuale, dei modelli generativi che ormai interagiscono notte e giorno con la persona, l’impatto della campagna pubblicitaria potrebbe essere davvero devastante.
Il lato positivo. Una scelta del genere, potrebbe offrire alle strutture indipendenti un’ulteriore opportunità per promuovere il proprio marchio e favorire le prenotazioni dirette, riducendo almeno in parte la dipendenza dagli intermediari, ovvero quei giganti delle prenotazioni che tutti gli esperti del settore conoscono.
Come qualsiasi azione d’impresa, spendere soldi in pubblicità sull’AI prevede rischi e incognite. La piattaforma pubblicitaria di Altman è ancora giovane e non sono stati diffusi dati abbastanza solidi per stabilire il costo medio di acquisizione di una prenotazione alberghiera o dati utili a confrontare la redditività di ChatGPT Ads con il gigante Google Ads e gli altri canali digitali.
Google Gemini, come anticipavamo, non prevede attualmente inserzioni pubblicitarie direttamente nelle conversazioni con l’AI, ma ha comunque integrato nuovi formati promozionali nelle ricerche assistite dall’intelligenza artificiale stessa però sul motore di ricerca.
Claude, che stando a quanto dichiarato dalla società Anthropic stessa, ha sviluppato un modello di intelligenza artificiale più “etico”, segue invece una strategia differente. A febbraio di quest’anno la società di Claude, ha infatti annunciato la volontà di mantenere la propria piattaforma libera dalla pubblicità, per tutelare l’indipendenza delle risposte e il rapporto di fiducia con gli utenti.
Andrea G. Cammarata


